Ha scelto la festività della Madonna del Rosario per presentarsi ufficialmente alla comunità di Prossenicco. Lo ha fatto affiancando la Pro loco nell'organizzazione dell'appuntamento, impegnandosi specificatamente a incanalare la giornata sei binari autentici della sua lunga storia, sempre caratterizzata dalla partecipazione della gente del Breginjski kot. L'associazione culturale 'Prosnid živi - Prossenicco vive' ha puntato sul momento religioso per riaffermare la vera matrice della festa, invitando il Cerkveni pevski zbor di Kred ad accompagnare con i canti la messa solenne, ma anche facendo dono alla chiesa dell'artistica scultura lignea raffigurante l'Ultima cena, opera di Mario Budulig, di Prossenicco, persona che si è scoperto intagliatore in età avanzata, peraltro desideroso di migliorarsi frequentando uno specifico corso all'Università della Terza età di Cividale, dove è seguito con attenzione dal docente Renato Gentilini, ma anche in qualche modo vezzeggiato dal presidente dell'Ute, professor Adolfo Londero, tutti presenti a Prossenicco per la cerimonia ufficiale. Ma perché tanto risalto per una copia della celebre raffigurazione della celebre raffigurazione leonardesca? L'ottima fattura del rilievo ligneo, nonostante le ridotte dimensioni dell'opera, porta il nome di un artista locale, che, per meglio accompagnare la sua produzione alle pregevoli stazioni della Via Crucis con didascalie in sloveno, ha scelto di sbalzare, ai piedi della scultura, la frase evangelica "To je moje telo, ki se daje za vas" (Questo è il mio corpo offerto per voi).
E' stato Giorgio Banchig, presidente dell'associazione don Eugenio Bianchini (alla quale Prosnid živi aderisce), a indicare le motivazioni di fondo dell'intervento, ma anche il messaggio che con l'opera di Budulig si intende veicolare.
Nel suo breve intervento, in sloveno e italiano, Banchig si è complimentato con i Prosnijanj per il fatto che sono rimasti molto attaccati alla loro chiesa e non si sono accontentati di restaurarla e conservare quanto avevano ricevuto dai loro antenati. "La parabola dei talenti - ha detto Banchig - condanna chi, per paura di non perderla, ha nascosto la ricchezza ricevuta. E' necessario sì conservare il proprio patrimonio, come avete fatto voi con la chiesa e la Via crucis, ma è doveroso anche farlo fruttare e accrescerlo. E' quello che avete fatto collocando in chiesa l'opera di Budulig con la scritta in sloveno che riporta le parole della consacrazione del pane eucaristico. E' un segno di speranza e di fiducia in un futuro senza muri e senza barriere".
Fonte: Quindicinale Dom 15-10-2009 - G.Carniato.
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