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La Storia di Prossenicco

"Topomasticamente il termine Prossenicco, in sloveno Prosnid, villa montana in comune di Taipana, viene accreditato all'anno 1329 come Prossenicco.., Parsinico, ecc. Deriva dallo sloveno presò che in italiano significa miglio, con suffisso collettivo -ik, quindi "luogo coltivato a miglio".

Prossenicco il 23 dicembre 1964.
Prossenicco il 23 dicembre 1964.

 

Nel territorio di Prossenicco esistono alcune grotte, già usate come riparo, in epoca preistorica.

Prossenicco è probabilmente di origini romane, infatti secondo diversi studiosi qui passava un tracciato viario romano che da Sella di Caporetto, per Boriana (Borjana) e attraverso Subit, portava ad Attimis, Nimis fino a Tarcento.

La prima citazione della località risale al 1170 quando Ulrico di Attimis donò al Patriarca di Aquileia la villa di Prossenicco. Nel 1211 il paese appartenne alla giurisdizione del gastaldo di Tricesimo fino ai secoli XVII - XVIII , quando subentrò la famiglia Zanchi - Locatelli.

Il 29 ottobre 1329, il patriarca Pagano della Torre (1319 - 1332), già vescovo di Padova, oppignorò a Ser Ettore di Savorgnano i suoi beni posti in Cergneu di Sopra e di Sotto, in Taipana ed in Prossenicco per il valore di marche 300, onde pagare i soldati che col Conte di Gorizia militarono in Istria ed in Monfalcone.

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Anni '60

Il 1420 segnò la fine dello Stato patriarcale e l'inizio del dominio della Repubblica veneta sulla Patria del Friuli. Dal 1423 al 1427 resse la pieve di Nimis, ma sempre con residenza ad Attimis, il nobile Pietro Burlo, canonico di Trieste. Nel 1426 affittò le rendite della pieve al coadiutore Mario Rubini di Ragusa, per 20 ducati d'oro, 40 libbre di formaggio. Un anno dopo rinunziò alla pieve in favore di quest'ultimo. Appena divenuto pievano il Rubini, il 21 settembre 1429 "affitta a Pre Domenico di Monte Santo il vicariato di Attimis colle rendite derivanti sì dalle ville latine che dalle schiave pel prezzo di 43 ducati d'oro, e coll'obbligo di mantenere un cappellano che uffici nelle ville del vicariato,".

Prossenicco era sotto la giurisdizione degli Attimis e quindi gli abitanti dipendevano da quei Signori per ogni loro necessità. Sicuramente la villa si era costruita in comune rustico all'ombra dei giurisdicenti, se nel secolo XV deliberarono di costruirsi una chiesa. Ecclesiasticamente dipendeva dalla pieve di Nimis ma sottoposta alla vicaria di Attimis.

 

 

 

 

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Guerre e Terremoti
Anni '60: una strada di Prossenicco

Sappiamo che i Turchi nel 1475 presero ed arsero Bergogna ed altre ville schiave, seguirono altre incursioni turche che devastarono la pianura friulana, di qua e di là del Tagliamento negli 1477 e 1499. La paura e il pericolo erano costanti in ogni paese della Patria. Nel 1500 poi, a seguito della morte dell'ultimo conte di Gorizia, Leonardo, senza eredi, la contea fu devoluta all'Austria. E nel 1507 - 1517 ci fu guerra tra Venezia e l'Impero, in cui furono coinvolti anche i paesi di confine. Oltre la guerra, che assunse carattere europeo, il Friuli nel 1511 fu sconquassato da un terrificante terremoto che distrusse il castello di Udine e rovinò diverse località della regione. A tante disgrazie si deve aggiungere la rivolta contadina contro i castellani, e la peste mieteva vittime. Un quadro desolante!

Diverse chiese furono distrutte o devastate, anche quelle della montagna sopra Attimis e Nimis. La ricostruzione e i riatti furono dilazionati per evidenti ragioni economiche. Le chiese ristrutturate o rifatte, furono riconsacrate o riconciliate da Mons. Paolo Bisanti, vicario patriarcale (1577 - 1587) il 6 novembre 1582... . In data 11 maggio 1536, Simone Simiz era cameraro della chiesa di S. Leonardo di Prasanich (S. Leonardo di Prossenicco), nel 1568. In data 13 gennaio 1531, si ricorda Ser G. Batta fu Francesco di Cergneu che aveva le decime in Prossenicco. Nel 1595, il canonico udinese Gerolamo de Vico visitò la pieve di Nimis. Oltre le ville di pianura, la pieve ha fra i monti in Schiavoni: Romandul (Ramandolo), Chialminis, Monte Aperta, Taypana (Taipana), Montemaggiore, Blatischis (Platischis), Presenich (Prossenicco), ecc. Il pievano di Nimis dichiarò che dalla Schiavonia riceve il quartese di due soldi per casa, roba che tutta unita insieme non importa 60 ducati l'anno. Nel 1565 Prossenicco è censito nelle ville appartenenti al Capitanato di Tricesimo. Ed è pure annoverato nelle ville dipendenti dalla pieve di Nimis nell'anno 1422, come Prossenich e come de Prasenich nel 1595.

Nell'anno 1585 alcuni abitanti di Attimis, Paolo di Nardo di Bortula, Giuseppe di Mariot, Valentino di Buis e Zuan Maria di Lenuta passarono l'ultima notte di carnevale nei bagordi e l'indomani, mercoledì delle Ceneri, si presentarono all'oste Simone fu Andrea di Prossenicco ma dimorante in Attimis, e gli chiesero in modo minaccioso pane e vino. Il fatto fu risaputo e ne venne grande scandalo. Il pievano (di Nimis residente ad Attimis) cacciò i quattro dalla Chiesa assieme all'oste, il quale però, dopo aver spiegato il fatto, fu riammesso. Gli altri citati al Tribunale dell'Inquisizione, furono condannati a stare per un mese ad ascoltare la messa fuori dalla chiesa con una candela in mano come pubblici peccatori, perché la loro penitenza fosse di ammonimento a tutti.

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Anni '60: le Kolarje

Il vicario di Attimis interveniva nel 1624 alla sagra di Prossenicco. Il 27 marzo 1647, con decreto del Senato veneto si ordinava ai "provveditori sopra i feudi" di accettare l'offerta fatta da Giacomo Antonini, nobile udinese, di 10 000 ducati "concedendosi la villa di Nimis con sei piccole ville di Schiavonia, cioè Bergogna, Prosenico (Prossenicco), Cergneu di Sopra, Taipana, Subit e Porzus, che sono ragione del capitanato di Tricesimo: con gli affitti di corte di formento stara quattordici, sorgo stara undeci, pesenali cinque, quartariolo uno (=quarta parte di una quarta o sedicesimo di uno staro); formaggio lire trecento quaranta otto; pecore trentacinque; castradi quattordeci; galline 28; capretto uno; castagne pesenali cinque, quartaroli tre; noselle stara uno, pesenali uno; e denaro contanti, in diverse picciole partite, lire trecento novanta una, soldi nove, piccioli sei, intendendosi li medesimi affitti tutti concessi benché alcuni di essi fossero fuori delle dette ville".

In seguito alla ricostruzione post - terremoto, il borgo antico ha mantenuto in gran parte il sito originario e in diversi casi anche la struttura muraria, caratterizzata dalla presenza della loggia. Nel paese possiamo ancora visitare una costruzione che si sviluppa su tre piani con la facciata principale delimitata all'estremità da due setti murari in pietra dove sono inserite le travature lignee che sorreggono gli impalcati delle logge, mentre i piani superiori sono caratterizzati dalle rastrelliere lignee, un tempo utilizzate per essiccare i prodotti agricoli. Al piano terra c'è la cucina priva di camino, per questo il fumo del fuoco acceso sul pavimento usciva dalla porta annerendo la muratura esterna (da qui il nome "casa nera"). Con il terremoto del 1976 è stata lesionata gravemente anche la chiesa che è stata riparata sotto la direzione della Soprintendenza ai beni ambientali, architettonici, artistici e storici.

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Il Catapan di Cergneu
Anni '60

I manoscritti sloveni più antichi, che nominano Prossenicco, sorti nei secoli che precedono la stampa di testi in lingua slovena del secolo XVI in poi, costituiscono una preziosa testimonianza storica e linguistica. Il più antico in ordine di tempo è il manoscritto di Udine (videnski rokopis) datato 29.10.1458. A Cergneu, esisteva una Confraternita di religiosi con annessa una chiesetta, quella di S. Maria (Maddalena). Questa presenza è testimoniata da un piccolo, ma importantissimo manoscritto: il "Catapan di Cergneu ", conservato al Museo Archeologico nazionale di Cividale. Formato da sedici fogli, trattenuti da legatura in legno, reca un centinaio di annotazioni risalenti al periodo 1459-1585. Si tratta della registrazione di lasciti pii fatti alla Confraternita di Santa Maria di Cergneu. Ha un valore del tutto speciale che gli deriva dalla stesura trilingue (latino, italiano venetizzante e varietà slovena della Val Torre), che riflette in maniera esemplare la secolare condizione di frontiera linguistico-culturale propria degli abitanti della Val Torre. Inoltre, i testi sloveni del Càtapan sono una delle principali fonti per lo studio dell'onomastica, della toponomastica e del dialetto del Torre alla fine del '400: gli atti sono infatti databili dal 1497 al 1508 o poco oltre. Nelle sue pagine si racconta di centodue fedeli di Cergneu, ma anche di Subit, Prossenicco, Montemaggiore, Taipana, Lusevera, Monteaperta, Vallemontana, Pecol, Monteprato, Monteminore. Gli abitanti di questi villaggi accorrevano alla chiesetta della confraternita recando doni affinché i religiosi celebrassero una o più messe all'anno in suffragio delle loro anime o di quelle dei loro parenti defunti. Pochi doni, nove soltanto su 102, erano destinati anche alla chiesa di S. Giacomo. Le offerte erano perlopiù frutti della terra come frumento e vino. Ma anche terreni, animali e denaro sonante d'oro e d'argento. Da notare che la misura di allora era fatta di "stari" e "conzi". Uno staro equivaleva a 70-80 chili di frumento; un conzo a 80-84 litri di vino. Tra l'abate della confraternita e i fedeli donatori veniva stipulato un vero e proprio contratto, scritto dapprima in latino, poi direttamente in lingua sclabonica. Così ad un certo punto del Catapan troviamo cinquantadue "pegni" scritti nello sloveno dialettale di Cergneu e dintorni, del tempo. Ogni donazione è registrata in forma standard di tre o cinque righe. Di seguito riportiamo in libera traduzione alcuni esempi di offerte che i nostri lontani parenti fecero alle due chiese di Cergneu nel 1497 (e 1502). Fosca da Prossenicco ed il suo figlio Michele hanno lasciato-donato alla Fraternità di Santa Maria di Cergneu undici monete d’oro sotto condizione di fare celebrare ogni anno due Sante Messe per le loro anime. La donna Crisma, moglie del defunto Lorenzo di Prossenicco ha fatto raccogliere alla Fraternità di Santa Maria di Cergneu un quarto di frumento col obbligo di dire - fare ogni anno due Messe, ogni Messa a soldini sette per la Vigilia.

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Jean Baudouin de Courtenay
Anni '60

Jean Baudouin de Courtenay, polacco, ma naturalizzato russo, aveva compiuto una dozzina di viaggi esplorativi tra gli “Slavi Meridionali” a cominciare dal 1872, allo scopo di raccogliere materiali dialettologici presso le varie parlate. Secondo de Courtenay, gli Slavi del Torre appartengono ad una varietà della “Schiatta” Serbo-Croata, che popola tra l’altro, la parte Meridionale dell’Istria e le Isole del mare Adriatico. La Repubblica Veneta, confermò loro tutti i privilegi e ne concesse di nuovi, li dichiarò liberi da tutte le imposizioni, e non richiese che la difesa del confine Orientale dello Stato in tempo di Guerra e di Quarantena, e la guardia dei Passi Alpini a preservazione dai Barbari. Gli Slavi compirono questo incarico con esattezza e precisione. Ci sono prove storiche che il Governo veneziano apprezzò molto i suoi “Slavi” e concesse loro un Governo proprio e l’indipendenza. Un’Ordinanza del Senato della Repubblica, in data 1788, conferma che la “Schiavonia” come una Nazione diversa che si governò sempre da sé.

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Le case di Prossenicco in epoca medievale

Del periodo Medievale, non ci sono documentazioni scritte, ma tramandate oralmente sappiamo che l’abitato di Prossenicco aveva i tetti ricoperti di paglia, e le case molto probabilmente erano di legno, e per questo ogni notte a turno, gli abitanti del villaggio vigilavano affinché le abitazioni non prendessero fuoco. Durante i turni di guardia, le persone che montavano di guardia pronunciavano una “canzone” (forse per mantenersi vigili): LE SPITE, LE SPITE LIPU, UES UARIEN LIPU (dal dialetto sloveno: Dormite, Dormite bene, che siete ben protetti).

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Peculiarità culturali di Prossenicco
Anni '60

Le peculiarità culturali si esprimono nelle usanze e tradizioni e nel dialetto sloveno: le diverse lingue, come dice lo psicologo Jean Stoetzel conducono coloro che le parlano a pensare in modo differente. La parlata locale non ha subito grosse influenze dal friulano e italiano, perché gli scambi commerciali avvenivano con i paesi frontalieri della Repubblica di Slovenia. Vi erano anche matrimoni da ambo le parti per cui c’erano scambi continui ed amicizie con la popolazione.

Gli abitanti di queste Vallate, sono portatori di una cultura secolare. E’ grazie anche all’isolamento delle Valli e dal carattere delle persone attaccate alle proprie radici, si è potuto tramandare tra nei secoli e far arrivare ai giorni nostri antiche particolarità, la cui origine si perde nella notte dei tempi.

Nel 1881, venne pubblicato in lingua russa “Raccolta della sezione lingua e letteratura russa dell’Imperiale Accademia delle Scienze”, un’interessante racconto di viaggio dell’autore Izmail Ivanovic Sreznevskij, giovane professore di Economia Politica, all’Università di Karthov, studioso e Filologo e precisamente: “Appunti di viaggio nelle più occidentali propaggini del mondo Slavo”. Ebbe l’incarico di viaggiare per tre anni nei paesi slavi, al fine di intraprendere al ritorno l’Istituzione di una Cattedra di Filologia Slava. Questa è una sintesi e classificazione dei dati con alcune intuizioni dell’importanza che rivestono per un linguista, i rapporti tra le regole di Vita, le condizioni familiari e sociali, Antiche tradizioni, credenze occulte, le Superstizioni, i pregiudizi, il modo di vestirsi e nutrirsi. E’ in questi appunti che viene menzionato anche il Paese di Prossenicco (Prosnid). Innanzitutto malgrado la diversa vicenda politica: rimasti per centinaia di anni soggetti alla Repubblica di Venezia, passati poi nel 1805, dalla caduta di Napoleone, all’Austria, e nel 1866 all’Italia, malgrado la gravitazione economica e geografica del vicino Friuli, la lingua di queste Valli appartiene alla lingua Slovena, ne è varietà e quindi un arricchimento, ma è comunque parte del Friuli.

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La produttività di Prossenicco
Anni '60

Anticamente nel Namlen (affluente del Natisone nelle vicinanze di Prossenicco) venivano fabbricati i coppi e le pianelle per ricoprire i tetti. I coppi erano costituiti da argilla, terra e acqua impastate e messe in stampi di legno portati dall’Austria dai giovani che emigravano là per lavoro. I coppi venivano venduti tanto al pezzo e trasportati nelle gerle a piedi fino a Canebola, Forame, Subit, Attimis, dove le persone accedevano a piedi, attraverso i sentieri. La strada che collega Prossenicco a Attimis, fu costruita del 1935.

Un tempo a Prossenicco si coltivava la Canapa nei terreni adiacenti al paese. Essa veniva raccolta, immersa in acqua dentro vasche di pietra, situate vicino al mulino di Blas, la canapa poi veniva battuta per rendere il tessuto più morbido e poter tessere il filo al telaio che era grande e di legno, situato nella casa di Cauz, se ne ricavavano lenzuola, pantaloni e vestiti chiamati “MSLANE”. Le persone trascorrevano molto tempo all’aperto a pascolare le bestie, avevano la necessità di ripararsi dalla pioggia. Allo scopo usavano mantelli chiamati “Tabar”, ricavati dallo strato intermedio della corteccia di Tiglio. Le striscioline ricavate dalla corteccia, venivano poi intrecciate tra di loro; con questi mantelli si riparavano dalle piogge anche per 24 ore. La lana veniva filata a mano con il fuso e con l’arcolaio, poi quando era filata veniva lavata con acqua e soda caustica.

Molti anni fa esistevano almeno 5 - 6 mulini sparsi nel territorio circostante Prossenicco. Il principale era quello di "Blas", situato sul torrente Lerada (o Legrada), affluente del Natisone, al di sotto dell'abitato. Era in funzione dal 1870. Durante la stagione invernale, spesso l'acqua del torrente ghiacciava e il mulino non poteva entrare in funzione. La popolazione era costretta, allora, a portare a piedi il grano da macinare nei paesi limitrofi della Repubblica Slovena, come Longo o Sedlo.

Si ricorda anche che diversi abitanti di Prossenicco facevano gli scalpellini, infatti tutti gli usci, le colonne, i contorni delle finestre erano fatti di pietra lavorata a mano (A causa delle due guerre sono andati persi e rovinati; anche il terremoto del '76 ha contribuito a perdere queste elaborazioni). Pertanto si pensa che in quel momento c'era stato un momento di benessere economico.

Nei boschi che circondano Prossenicco, veniva ottenuto il legname da usare per costruire abitazioni o da vendere. Per il trasporto, a causa dell'elevato peso, si ricorreva all'uso delle carbonaie: la legna cotta secondo un procedimento particolare veniva trasformata in carbone.

 

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Certificato - Cooperativa di lavoro in Prossenicco 1921
Certificato - Cooperativa di lavoro in Prossenicco 1921
Le carestie e siccità

Si sa che durante l’anno 1664, molta gente è morta di fame e di stenti perché i raccolti non andavano bene. Nel 1778 viene descritta una grande siccità. Dal 15 novembre 1778 al 22 aprile 1779 non è caduta una sola goccia di pioggia né neve. Si sono seccate tutte le viti e molti alberi, ha preso fuoco l’intero M.te Mia.

Quando persisteva la siccità, la gente di Prossenicco si recava nel paese di Bergogna (SLO) vi era la tradizione di andare a pregare affinché piova. La preghiera veniva recitata così: NISMO URIDNI MA POTRIEBNI (dal dialetto sloveno: non siamo degni ma necessitiamo).

Anni '60
Anni '60

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Una dura infanzia

Agli inizi del 1900 i bambini di 7/8 anni, assieme a qualche adulto, partivano al chiaro di Luna alle 2 di notte per raggiungere il M.te Mia per raccogliere le fragole, per poi portarle fino a Caporetto-Cividale e venderle al mercato di Udine. Spesso questi bambini erano costretti a dormire fuori alle intemperie o in qualche rifugio di fortuna.

 

Durante la prima guerra mondiale (1915-1918) è stata costruita dagli stessi abitanti la mulattiera che ha collegato per anni Prossenicco al valico di Ponte Vittorio. Vi hanno partecipato bambini, uomini, donne e anziani.

 

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1931: le peripezie di Prossenicco

Fino al 1931, Prossenicco ha fatto parte dell'ex Comune di Platischis (rinominato poi in Comune di Taipana, R.D. 15/10/1931 n°1382): da quel momento gli abitanti di Prossenicco sono stati costretti ad accettare l'idea di dover raggiungere la nuova sede comunale (Taipana) percorrendo il doppio della distanza, come si raccolta, sostenendo che passando per le Zuffine, Taipana era più facile da raggiungere rispetto a Platischis.

 

Da quel momento la volontà dei residenti di Prossenicco di chiedere l'indizione referendaria per realizzare il distacco del paese dal Comune di Taipana e, la sua annessione al Comune di Attimis, è sempre più sentita: si noti che Prossenicco è collocata geograficamente in una posizione che favorisce (ed ha favorito) prevalentemente gli scambi con Attimis ed i paesi limitrofi, limitando i contatti con i paesi sorti al di là del fiume Namlen (il fiume che costeggia la località di Ponte Vittorio e separa Prossenicco da Platischis). E' da rilevare inoltre che spostandosi da Prossenicco ad Attimis si percorrerebbe la stessa distanza che separa Prossenicco dalla sua attuale sede comunale (dati ViaMichelin).

 

Da tutto ciò ne risulta che il percorso stradale Attimis-Subit-Prossenicco sia più frequentato dai residenti e dai dimoranti a Prossenicco per raggiungere la pianura e viceversa: la scelta è dovuta alla maggior larghezza della carreggiata e all'assenza di tratti relativamente pericolosi [presenti ad esempio, nel tratto in località fortini di Platischis], evitando così il percorso alternativo Taipana-Platischis-Prossenicco (a testimonianza di ciò, i due collegamenti pubblici giornalieri [un collegamento A/R alla mattina ed uno A/R al pomeriggio]  tra Prossenicco, Subit e Attimis [e proseguimento senza cambi fino all'autostazione di Udine], contro l'unico collegamento settimanale tra Prossenicco, Platischis e Taipana [capolinea]).

 

La situazione non è mai stata portata all'attenzione delle istituzioni competenti a causa di vari ostacoli che, nel corso degli anni, continuano ad insabbiare le necessità degli abitanti di Prossenicco.

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Il lago di "San Luigi"

Il 25 giugno 1958, a causa delle massicce precipitazioni di pioggia, una parte di terreno sottostante all'abitato di Robedischis (SLO) franò sul torrente Lerada ostruendo il passaggio dell'acqua. Così si formò un lago lungo circa 300 metri con una profondità di 6 metri. Il lago prese il nome dal santo del giorno in cui si formò il lago.

In seguito ad un'altra violenta precipitazione, lo sbarramento creato dalla frana venne a mancare e il lago da quel momento scomparve...

Il lago di S. Luigi nel 1958

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Una tra le prime foto a colori di Prossenicco
Una tra le prime foto a colori di Prossenicco