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Matrimoni - Ženitke

Le nonne si sono sempre rivelate eccezionali quando, tanti anni fa si incontravano e si scambiavano la "presa" un pizzico di tabacco da fiuto magari proveniente da Robedischis (SLO) o come, diciamo oggi, da "sniffare". Questo atto di cortesia nascondeva un preciso scopo cominciavano a tessere le lodi dei propri nipoti in età da sposare. E da lì nasceva la cosa... le ragazze cominciavano a preparare il corredo molto prima di essere fidanzate.

Le lenzuola avevano il monogramma ricamato con le iniziali della sposa e i materassi erano dei semplici saccocci di cartocci di pannocchie. I matrimoni in un piccolo paese sono sempre stati un grande avvenimento e consistevano in un grande avvenimento anche se un'ottantina di anni fa consistevano di una semplice cerimonia che si svolgeva ad Attimis davanti al Parroco prima, e poi in Comune, ovviamente le coppie ad Attimis si recavano a piedi attraverso il sentiero. Chi poteva faceva una breve sosta per bere il caffè in osteria oppure ritornava a casa a piedi dopo la cerimonia. Erano presenti gli sposi, pochi parenti ed i testimoni. E' anche successo che per pagare meno il Parroco, si sono presentate due o tre coppie, ma questo ha fatto pagare a ciascuno il suo, una delle spose ha contestato ciò al Parroco, ma questi rispose:"No ere une messe, ere un messon!". Se un ragazzo prendeva in sposa una ragazza di un altro paese, le coetanee della sposa bloccavano la coppia sotto il portone (Veniva costruito con alcuni pali rivestiti con aghi di pino, in modo da formare un'arcata) e per farli passare li costringevano a pagare una tassa (Uargia) che serviva per essere spesa nelle osterie dove i giovani brindavano alla nuova famiglia. Se succedeva il contrario era il turno dei ragazzi. Quando si risposava una vedova tutta la popolazione e non solo i giovani correvano dietro gli sposi, facendo rumore con qualsiasi arnese o strumento (pentole, trombe, coperchi,...) fino ad ottenere il pagamento della "Uargia". Nonostante la miseria c'era uno scambio di regali tra la suocera e la nuora: un fazzoletto per il capo, un grembiule, piccole cose ma obbligatorie.

Un poco alla volta le cose cambiarono in meglio perché le ragazze a servizio presso famiglie di avvocati, medici, dentisti... in città come Milano, Roma, Torino, Napoli e si preparavano da sole il corredo e sostenevano il costo del matrimonio, quindi iniziarono a comparire i vestiti bianchi, i confetti, i fiori, i mobili. Il pranzo veniva organizzato nelle case con primi piatti, secondi piatti, vini scelti e dolci. Tra gli invitati c'era sempre il Parroco del paese.

1° Gennaio

Era un'usanza, per i ragazzi del paese, quella di passare di casa in casa il 1° gennaio ad augurare Buon Anno. Una volta fatti gli auguri ad una famiglia, essi ricevevano la "Coleda", cioè noci, mandarini, biscotti,...

Epifania

In occasione dell'Epifania, nei campi venivano fatti degli enormi covoni con le canne e le foglie di pannocchie, un po' come la tradizione friulana del "Pignarul", si facevano tanti falò che ardevano a lungo intorno al paese e la gente cantava dicendo in sloveno:

"Bog dejte penogle, Bog dejte zdravlje se naprej".

che tradotto in italiano significa "Il Signore ci dia delle grandi pannocchie e tanta salute per il futuro".

Carnevale

Per il Carnevale non mancavano le sfilate in maschera e spesso le donne per confezionare gli abiti con le lenzuola e biancheria varia, lavoravano anche notti intere. Il paese si divideva in due fazioni formate da quelli che abitavano in centro e nel Piccolo Borgo chiamati "Uoslagn" e quelli che abitavano all'inizio del paese "Petociagn".

Bisogna ammettere che c'è stata sempre una certa rivalità tra le parti ed in questo clima si organizzavano delle sfide e vincevano coloro che proponevano la sfilata più bella e caratteristica. Il penultimo giorno di Carnevale si usava andare per il paese con la fisarmonica bussando di casa in casa, offrendo del vino e ricevendo in cambio ciò che ogni famiglia poteva dare: uova, salame, un po' di formaggio e così via. Alla fine i giovani raccoglievano quanto avevano ricevuto e festeggiandolo lo consumavano in allegria.

Corpus Domini

Il Corpus Domini veniva celebrato solennemente in tutto il paese, con i canti i fiori, le preghiere e la processione. Procedeva il sacerdote con l'Ostensorio, il Corpo di Cristo (Sveto Božje Telo), veniva portato per le stradine del paese. Apriva il corteo la Croce, ai lati i chierichetti con i candelieri, seguivano gli uomini e i bambini spargevano a terra fiori e corolle prima del passaggio del sacerdote con il Corpo di Cristo.

Di buon mattino, uomini e donne di ciascun borgo era al lavoro, piantati quattro pali nel punto più adatto gli uomini legavano ad arco, alle quattro estremità delle stecche flessibili, formando una cupoletta. Coprivano la Cappelletta con rami fioriti di frassino e tiglio; fatto lo scheletro, le donne rivestivano le pareti con bianche lenzuola del loro corredo e con le lenzuola più ricamate vestivano il tavolino-altare.

Dalle finestre delle case pendevano tovaglie ricamate; sul bordo della strada vasi di geranio. Arrivato il corteo, il sacerdote posava il Santissimo dinnanzi l'altarino, recitava delle preghiere alle quali rispondeva la gente in coro.

Altarino costruito nel Piccolo Borgo (Tosinc) nel 2007 in occasione del Corpus Domini [fotografie a cura di Loretta]

Ricami esposti dalle finestre delle case [foto a cura di Gigliola]

S. Rosario
Processione del S. Rosario a Prossenicco
Processione del S. Rosario a Prossenicco

La prima domenica del mese di ottobre, a Prossenicco, si può assistere alla classica processione della Madonna. Durante questa festa, c’era la tradizione di ospitare la gente che veniva anche dalla vicina Slovenia. La sera prima, venivano alloggiati presso le case e i fienili creando un clima di familiarità. Prima dell'inizio della funzione, solitamente si assiste alla cerimonia del "Bacio delle Croci": rappresentanti di altre Parrocchie raggiungono Prossenicco con la Croce della propria Parrocchia e durante questo evento la Croce della Parrocchia di Prossenicco "saluta", secondo un preciso ordine, le Croci delle altre Parrocchie.

Solitamente la cerimonia termina con il ritrovo nell'Area Festeggiamenti grazie al contributo della Pro Loco di Prossenicco.

Di seguito vengono riportati alcuni spezzoni provenienti dalle registrazioni effettuate in occasione del Santo Rosario del 2 ottobre 1994 (il giorno dopo l'inaugurazione della Chiesa ristrutturata dopo il grave sisma del '76): il primo è riferito alla cerimonia del "Bacio delle Croci", mentre il secondo riguarda la processione del S. Rosario per le vie del paese. Clicca sul tasto Play per guardare i video.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Proverbi - pregovor

"Kàdal Bernàdija na gorì, pa Bri'ežan se riži."

Traduzione: Quando la Bernadia arde, gli abitanti di Montemaggiore ridono.
Ninna Nanne

Per addormentare i bambini, a Prossenicco, ogni famiglia conosceva diverse ninne nanne. Di seguito, ne riportiamo alcune:

Lesiza lesiak

Piuln paulen

Lesiza Lesiak,

cio rado plesat,

ku zove jokat

gnih mat ih nejce nehat.

Piuln Paulen

kokocjc je stuko

babo to loncec.

Le filastrocche

 

PLEŠI, PLEŠI...

 

Pleši, pleši urana...

Ne mon plesat,

zatuo k' son sama.

 

Pleši, pleši srkolic'...

Ne mon plesat,

zatuo k' man don trnic'.

 

Pleši, pleši kuos...

Ne mon plesati,

zatuo k' son buos.

 

Pleši, pleši uretence,

zludi babe, kej k' jih je.

Racconti e barzellette di Prossenicco

Riportiamo di seguito alcuni racconti e barzellette di Prossenicco. Ricordiamo che alcune parti del testo (segnalate con il punto interrogativo) non sono integre o traducibili.

Pravljica 1

 

- Po nasen -

(Je) biu eden grof velik, ja j'jemu eden albergo, j'jemu tud zvino tja-u gore na enmu...?...je imeu use, j' jemu ednega sìnu an tist sin j' meu dvajst liet, je seu h vojaken an za pi'edeset dni k'je biu pr vojakeh, je oce dimou pisau, de je kaporal. Je biu u paražone. Uoci je pisau, de je kaporale. Zat e zapustu s paražona, je spe prprauu načino, so a spe u paražon di'eli. En je damuoj uoce pisau, de je "caporale maggiore". An šlo naprej, je paršu ofecir, je šou ofecir, ne, men u paražone. Soudate je pisau oce damou: "Zdaj sen oficir, mate poslat denarja, vec denarja, ne, ja, ke san skupe z oficirji". Na e poslau denar uoca an je parsou gli'edat kazarmo. Tel je uprašu, ne, tis'mu oficir, k'ima tisto ime. "Saj ni obenga tistga oficirja tle -- je djau -- na tisto ime. Je eden u paražone, ma ni oficir". "Ne, ne -- j'jau -- je oficir moj sin, ne. Ben, pokažte -- je jau -- bomo vidli!" Mu so pokazau pržon, je biu njega sin u paražone, ni biu ne "caporale", ni biu nič. Alora oce e šou damou, ne. Zat j' jemu ednega znanca, tist, ne pr vojakeh. Zvi'ečer so šli uon na španciri, ne, in je biu naš kraj, je biu,ne , je biu velik zardin, je blo jabek, je blo fruške nuotr, je blo usega, ne, an sta šla u zardin krast jabouke kraju, ne.

Kraj j'jemo eden hci, ne, an jo je judu edan kolonel, jo je jubu. An tiste dua, ke sta bla u jaboka, ki sta jaboka trgala, je pršla tista hci krajova an tist kolonel špancirat dou po zardine, ne. An tista dva so tekla, ta je uteku uun, tan je šou pod mizo, se je skru pod mizo an tist kolonel je pršu h mize z nin krajen an tista hci te na tea kri u enu pod mizo, ne, so prauli njih snubu, so snubla, ne. Zat kolonel e ri'eku, ki jast ob denaste ure de priden. Ja, takule je reku uob denaste ure de pride an urže kamen u okno. Jau, de uona na odpre tizmu kolonelu. Ma tisti zdoli je cou, k'je biu pod mizo, je čou, k'je biu pod mizo, je čou. uob denajsti uri je zakli'eniu kančel an je urgo kamen u tist uokno, ki je biu zdole, ne. Tista je zguri uokno oprla, ne, je spustila plahuto doli an ga je ulekla gor. An če na uokno na se ustrašla, na jala: je dan liep fant, naj pride sen. Ga je sprejela u cimer, ne, u ta nje kamro, an nuotre sta se poguonla, sta spala kupe nuotr, ne.

Drug dan nje uoca, ki je biu kraj, j'jmou njea "consiglio, parlamento, deputatih" so ble....an ga obli eče, ke je mi'ela ednega bratra, ona, ma je umoru. Je mou "diviso di principe", ne, na e oblekla tist guant od njega bratra an ga napraula li'epo an sta šli h tje, je šla h oce, je jala: "uoca, tisga pa nocen jest, al ste kontent al če niste kontent!" uoce je gledau, se je gledau, se je ustrašu, mu je prišlo slabo, je umru njea uoca. An ga poročla za tri mi'esce poten, ga je poročla an zdraj amo mojga ocu gli'edat!

Alore te biu kranj an krajica, zat ke su poročli, ne, an sta šli ta druzga oco gli'edat. An sta prišli "in albergo", ke ga uoca vidu, ga je vignu. "...?...proč -- je djau -- ho-u gora ...?...krave past!". Zat tiste kloatica je šla u cimer, je upraš ala: "Me daste en cimer?" an je provi'edau uon tist numer ti boš prašala, ne. Je šla, "al mi daste tist numer od cimra?", je sla u cimer, je zaklenila an uan zdoli je biu slabo obli'ečen, je biu kosmat, bo uoca videu, ne. Zat a so vignali spe, je uti'eku po šti'egle gor o-h žene, o-h krajici,ne. Prie pa tuku, je odprla, ki kle so ble "cameriere", ne, sta šle sez njin legnt. Uan je šeu u tist cimer, ke e bla tista šjora nuotr. Stat so potuokli, uopre, jala: "Pusti tega!" -- jala -- "bon jast tiste vidla". Tiste med ... ostali.

Drug dan, ke je bla južina opudan, sta prišli doli. Dan eden kraj, ena na krajica, an sta šli "de pranzo", tu ke je uoca jedeu. An sta prežentirau ti, je reko: "Jest ni'esan, caporale',ni'esan, caporal maggiore',ni'esan oficir, sen kraj od dnaa, ednaa nacjona. Tista moja žena e krajica!" Še tistmu uoce je pršlo slabo, e umru še te.

 

Traduzione in italiano

C'era una volta un grande conte che aveva un albergo ed aveva pure bestie sul monte in un ..?.. ed aveva di tutto ed aveva pure un figlio e quel figlio aveva vent'anni ed andò a fare il soldato e dopo 50 giorni, da quando era soldato, scrisse a casa del padre che era caporale (Invece) era in prigione. Al padre scrisse che era caporale. Dopo che aveva lasciato la prigione ne combinò nuovamente una e lo misero nuovamente in prigione. E lui scrisse al padre a casa che era caporale maggiore. E così andò avanti e diventò ufficiale, diventò ufficiale, ma (in verità) era in prigione. Era soldato e scrisse al padre a casa: "Ora sono ufficiale e mi dovete mandar soldi, più soldi, poiché sono assieme agli ufficiali". Il padre gli mandò soldi e venne in visita in caserma. Li chiese quel nome, chiese dell'ufficiale con quel nome. "Non c'è nessun ufficiale qui -- gli dissero -- con quel nome. C'è uno in prigione, ma non è ufficiale". "No, no -- disse -- è ufficiale mio figlio. Comunque mostratemelo -- disse -- e vedremo!" Gli mostrarono la prigione, era proprio suo figlio in prigione e non era né caporale né niente. Allora il padre se ne andò a casa.

Quello che faceva il soldato aveva un amico. Di sera uscirono a passeggio. Il re aveva un grande giardino e dentro c'erano mele e pere e di tutto e loro entrarono a rubar mele nel giardino del re. Il re aveva una figlia che era amata da un colonnello. E quei due andarono a cogliere mele, quando arrivarono quella figlia del re e quel colonnello a passeggiare in giardino. E quei due scapparono, uno uscì (dal giardino), l'altro si nascose sotto un tavolo e il colonnello si avvicinò a quel tavolo da un lato e quella figlia dall'altro lato e parlavano di amore. Quindi il colonnello disse che sarebbe venuto da lei alle undici. Sì, disse proprio così, che sarebbe venuto alle undici e che avrebbe gettato un sasso sulla finestra. Disse che lei gli avrebbe dovuto aprire. Però quello che era sotto il tavolo udì. Alle undici chiuse il cancello e gettò un sasso sulla finestra. Quella di su aprì la finestra, fece scendere un lenzuolo e tirò su il giovane.

Quando questi arrivò alla finestra, quella si spaventò, ma disse: è un bel ragazzo, che venga pure qui. Lo accolse nella camera, nella sua camera, e vi dormirono assieme. Suo padre, che era il re, aveva il giorno dopo, il suo consiglio, il parlamento e c'erano i deputati. (La figlia) vestì il giovane, poiché aveva avuto un fratello ma era morto. Aveva la divisa di principe e quella lo vestì con il vestito di suo fratello, lo fece bello, andarono dal padre e disse: "Padre, io non voglio quello, che voi siate contento o non lo siate!". Il padre guardò, si spaventò, si sentì male, morì. Dopo tre mesi lo sposò e decisero di andare a trovare il padre dello sposo. Ora erano re e regina, poiché si erano sposati, ed andarono in visita dall'altro padre. Arrivarono al suo albergo e quando il padre lo vide, lo cacciò via. "Andate via -- disse -- sui monti a pascolare le vacche!". Quindi quella ...?... andò in una stanza, chiese: "Mi date una stanza?" e le disse quale numero di stanza avrebbe dovuto chiedere. Andò, "mi date la stanza numero tot?", andò in stanza, si chiuse a chiave e quello giù era malvestito, aveva la barba e così lo avrebbe visto il padre.

Quello lo cacciò via di nuovo e lui salì per le scale della moglie, della regina. Bussò, lei aprì poiché qui c'erano delle cameriere che andavano a dormire con lui. Lui entrò nella stanza dove c'era dentro quella signora...?... . Il giorno dopo scesero per il pasto di mezzogiorno. Lui era un re e lei una regina ed entrarono nella sala da pranzo dove c'erano il padre che mangiava ...?... Disse: "Io non sono caporale, non sono caporale maggiore, non sono ufficiale, sono re di una nazione. Questa, mia moglie, è la regina!" Anche quel padre si sentì male e morì pure lui.

Pravljica 2

 

- Po nasen -

Eden krat je biu dan grof an e imu puno uouce, puno koze an e imu ednega psa, ke e di'elau guardio tisten kozan. Alore ponoci e pršu uuk, je ni'esu eno kozo; zat gospodari mu je reku, de zakaj nis'guardie di'elau, k'je uuk nesu kozo? Jutro veče -- je reku gospodar psone -- če ponese spe kozo, te tebe ubijen, če ne boš lajau uuku. Alore druo noc bo spe uuk, tist pes se je bau gospodarja, se je bau uuka. Alore je laju tist pes, ne, je laju, uuk je eteku, zat je klicau tistga psa, u hosti, na, ga je klicau, e jau de nancoj de sa spe uernen nazaj, An če boš spe lajau, jast te sni'en tebe. Zat tist pes je biu štrafan, uuka sa je bau, gospodarja se je bau, kaj ma nari'edit? Zat je paršu uuk, mu je reku: Juta prišu host an tec ž njien. Alore tist pes je spau cen dan, je biu žalosten, ne. So miel edno mačko. Tista mačka je bla rekla, da kaj študiraš, kaj maš? T' e slaba, e jau. Alora povi'edi, kaj e,s' ne boj zat nič. Je povedau. Mačka mu je rekla, ti s' ne boj neč. Jast te defendiran. K' je na ura za jite u host, so šla, mačka an pes, mačka ta prua an za njo pes. uuk je čakau u host, ne. Kir je tisto mačko vidu uuk, ne, nie mieu mačke maj vidu uuk, nie vi'edu ki, tikej za ena živina je tista mačka, nie maj vidu uuk, se ju bau. Je klicau medvi'eda na pomoč, uuk, ne, en kar so prišli blizu u host, ne, uuk se je skru u listje, ne, se je skru u listje, tist medved je šu u zmiko, je uteko, ne, ke so tisto mačko videli. uuk je biu zagreben u listje, mu je stalo uha uen z listja, ne, k' je narediu z uh tukaj, ne, mačka je upla, da je miš, je skočla nanj. uuk se je ustrašiu an je uteku, mačka se je ustrašla tud mačka, je šla u tisto zmiko, ki je biu medved. Medved je mislo, ja, da gre h njemu, je taškuo do-z zmike padou, se je ubù šenje medved. An je biu fraj pes an mačka.

 

Traduzione in italiano

C'era una volta un conte ed aveva molte pecore, molte capre e aveva pure un cane che faceva la guardia a quelle capre. Di notte venne un lupo e portò via una capra; il padrone gli chiese perciò, perchè non avesse fatto la guardia, giacchè, il lupo si era portato via una capra. "Domani sera -- disse il padrone al cane -- se (il lupo) porta via di nuovo una capra, ammazzerò te se non abbaierai al lupo". Di notte venne di nuovo il lupo; il cane aveva paura del padrone, aveva paura del lupo, che fare? Quindi venne il lupo e gli disse: ...?... . Il cane dormì tutto il giorno, era triste. (Il padrone) aveva pure un gatto. E quel gatto disse: "Che cosa studi, che cosa hai?" "La mi va male", disse (il cane). "Allora raccontami cosa hai e non temere nulla". Gli raccontò. Il gatto gli disse di non aver paura: "Ti difenderò io". Quando giunse l'ora di andare nel bosco, il gatto e il cane andarono, prima il gatto e dietro di lui il cane. Il lupo aspettava nel bosco. Quando il lupo vide il gatto, poichè non aveva mai visto un gatto e non sapeva che razza di animale fosse il gatto, ebbe paura. Chiamò l'orso in aiuto e quando arrivarono nel bosco vicino (agli altri due animali), non appena videro il gatto, il lupo si nascose nel fogliame, l'orso salì su un faggio. Il lupo era sepolto nel fogliame, ma un orecchio spuntava fuori e, come mosse l'orecchio il gatto, che sperava fosse un topo, gli saltò sopra. Il lupo si spaventò e scappò, si spaventò pure il gatto e salì su quel faggio dove c'era l'orso. L'orso pensava che venisse da lui, cadde malamente dal faggio e si ammazzò. E così il cane e il gatto furono liberi.

Pravljica 3

Un mendicante, cercando la carità, incontra un suo amico, anche lui in cerca di qualcosa da mangiare. Il primo aveva una grossa cicatrice in volto, il secondo un labbro spaccato che ne deformava la bocca.

     Il primo si lamentava continuamente "Qui la gente è stretta di manica, non si ferma nessuno". Oppure "Guarda questo che poco ha dato!" e così via. Sicché il secondo, stizzosamente gli disse: "E' proprio vero, il mendicante non lo accontenti mai".

     Venne il giorno in cui, avendo raccolto abbastanza soldi, si recarono entrambi alla locanda del paese per mangiare finalmente qualcosa. A fine cena la locandiera domandò loro se erano a posto o se desideravano ancora qualcosa. Quello con la bocca storta: "Era tutto buono ma vorrei un pezzo di formaggio per aggiustare la bocca...". L'altro che si sentiva offeso dalle considerazioni espresse dal collega il giorno prima, rispose prontamente: "Non la aggiusteresti neanche se mangiassi la forma intera!".

Pravljica 4

Durante il periodo di carnevale, era usanza andare vestiti in maschera per le vie del paese: bussar a tutte le porte e chiedere un dono ai proprietari. 

Ci andavano tutti, anche gli adulti. Un signore chiamato Nince, vestitosi da prete, bussò alla casa della cognata e le si rivolse dicendo: "Sono vedovo e ho quattro bambini da sfamare a casa" e lei prontamente replicò: "Non ho mai visto un prete con dei figli!" "Ma li ho avuti prima", si affrettò a puntualizzare il prete ridendo.

Pravljica 5

C'era una volta una vecchietta che viveva e lavorava da sola, non chiedendo mai aiuto a nessuno.

Venne un periodo in cui il fieno non era commerciabile e non si vendeva e lei sempre da sola aveva fatto un gran numero di covoni (mede) e continuava a lavorare.

Un giorno vide un signore che se ne stava seduto su una pietra al ciglio della strada e gli disse: "Non hai niente da fare che te ne stai seduto con le mani in mano? Sei un fannullone!".

E questi indicando la fila di mede che l'arzilla vecchietta aveva fatto, rispose: "Guarda quanti fannulloni hai in fila, li hai contati?".

Ciò per farle capire che in quel periodo di magra per il fieno, era inutile affannarsi tanto.

Pravljica 6

Una mamma chiama a sé il figlio e gli dice: "Tieni, porta il pranzo a papà che sta facendo legna nel bosco" - e aggiunge - "Fai presto e che Iddio ti accompagni".

Il ragazzo afferrando la gavetta con dentro il cibo risponde: "Se dobbiamo essere in due è meglio che il pranzo lo porti lui...".

Pravljica 7

Due signori sordomuti stavano "conversando" tra loro gesticolando e sembrava che si stessero raccontando delle cose molto divertenti.

Un signore, che nel frattempo si era aggregato ai due, ma che parlava e sentiva benissimo, esclamò: "Fossi muto anch'io". Infatti non riusciva a capire niente del loro gesticolare non potendosi di conseguenza divertire.

Pravljica 8

Due anziani, marito e moglie, stavano rastrellando il fieno. Ad un certo punto, la donna sparì e si recò alla vicina osteria per dissetarsi e il marito non vedendola più pensò fra sé: "Ma dove sarà andata? Sembra debba piovere da un momento all'altro, abbiamo tutto il fieno da rastrellare e quella se ne va via senza dire nulla".

Poco dopo la moglie tornò e l'uomo le si rivolse in modo rabbioso: "Dove sei stata? Non vedi che sta per piovere?".

Lei tranquillamente rispose: "Lo sai che nessuna macchina va avanti senza benzina?...".

Pravljica 9

Un signore che doveva vangare un campo molto grande, assunse un operaio che potesse aiutarlo in questo lavoro. L'aiutante però era un fannullone, se la prendeva comoda, e lavorava svogliatamente.

Il padrone allora per fargli capire che doveva darci dentro si mise a lavorare più velocemente.

Il garzone notò questo e gli si rivolse dicendo: "Non lavorare così per colpa mia. Fino adesso nessuno è riuscito a girare il mondo sottosopra e non ce la farai neppure tu...".